Brevi note sulla vita del Venerabile Antonino Celona 1

Magnificate con me il Signore!

Il terremoto del 1908

Quando il terremoto e il maremoto, esattamente 100 anni fa, distruggeva Messina, il Can. A.Celona era incardinato nella diocesi di Oppido Mamertino e non gli era facile, senza una buona occasione, nonostante la nostalgia e il latente desiderio di collaborare con il Can. A. M. Di Francia,lasciare il suo buon amico, il Vescovo Mons. Francesco Scopelliti.

Nativo di Ganzirri , come era finito ad Oppido?

Predicatore

         Perché colto, preparato, spirituale, fin da novello sacerdote impressionava grandemente nella predicazione. Invitato a Catona in Calabria a tenere un novenario in occasione della festa di S. Giuseppe, in onore del padre di Brigida Postorino, fondatrice delle Immacolatine, l’allora Arciprete Scopelliti ha modo di apprezzarlo e, divenuto Vescovo, lo vuole con sé come segretario e direttore spirituale del Seminario. Il Nostro P. Celona si era appena laureato a Roma in teologia e aveva conseguito la licenza in Diritto canonico.

La lunga esperienza di ben dieci anni ad Oppido, sarà altamente formativa,anche in vista del suo futuro ruolo di Fondatore.

         Il Vescovo Scopelliti in quel periodo fu infatti il consigliere e il cooperatore, la guida efficace nella fondazione della Congregazione delle Immacolatine e il Nostro avrà modo di occuparsi della cultura spirituale delle Suore e di vedere l’organizzazione della nascente comunità.

         Ad Oppido fu anche Canonico teologo della cattedrale, Cappellano dell’ospedale civile… Interessante notare che fondò anche un circolo per i sacerdoti diocesani, in modo da superare solitudine e individualismo tra i confratelli. Tutte esperienze che gli serviranno e che ritorneranno nella sua vita, con altre modalità più mature.

Nostalgia        

          Parlavamo della  nostalgia per Messina. Specialmente dopo il terremoto del 1908, si acuisce. Aveva avuto come un presentimento del terremoto: durante l’ultima sua  traversata dello stretto, prima dell’immane disastro, aveva pianto come se fosse stata l’ultima volta che  vedeva Messina..

         Fu il Can Vitale, Decano della cattedrale di Messina, già attivo collaboratore del Di Francia, a invogliarlo a tornare prospettandogli la possibilità di partecipare al  concorso per la penitenzeria della cattedrale.

Il ritorno

         Il Nostro quindi ritorna a Messina nel 1910, penitenziere della Cattedrale. Non è certo facile trovare alloggio , la cittadina è ancora tutta baracche. D’altronde era venuto proprio per collaborare con colui di cui già si diffondeva la fama di santità, il Di Francia, perciò prende dimora presso quello che allora era ancora un abbozzo dell’Istituto dei Rogazionisti.

 Confessa il Padre, i primi tempi a Messina furono duri. un nodo alla gola per mesi lo afflisse per il dispiacere di avere lasciato la piccola diocesi mamertina tanto amata.

Il vescovo Mons. Scopelliti, sperando di farlo tornare, gli offre l’incarico di Vicario generale. Confessa in un suo scritto il Nostro P. Celona . “ Non ebbi più il coraggio di lasciare Messina per la seconda volta “ e ancora dice: Passai alquanti anni nel compimento dei miei doveri di canonico penitenziere e prestavo la mia povera collaborazione nel coltivare la Chiesa di S. Antonio con la predicazione e le confessioni, anche nell’ Istituto Antoniano e presso le Figlie del Divino Zelo” .

         L’Istituto maschile dei Rogazionisti era ancora in germe  come si è già detto, spesso mancava il Can. Di Francia,in giro per le case che andava fondando. Veniva aperto a Oria, nelle Puglie il noviziato e il Can. Vitale vi si trasferì come maestro dei novizi .

Direttore a S. Antonio

                  Il can. Celona restava quindi solo a dedicarsi al culto nella Chiesa di S. Antonio . D’accordo con il P. Annibale , erige l’associazione delle Figlie di Maria, giovinette che venivano dal Padre istruite spiritualmente e formate cristianamente. Va da sé che ognuno dà quello che ha e il Padre aveva un grande amore per la sequela di Cristo, parlava di preghiera, era instancabile nel confessare e dirigere spiritualmente. Da questa associazione  nasce la Pia unione delle “Piccole Ancelle”.

Chi sono le Piccole Ancelle?

Ragazze oltremodo generose, spirituali che ascoltando il P. Celona, si sentono attirate a vivere i consigli evangelici. Il Padre permette loro di fare voto castità, povertà ed obbedienza, restando nelle proprie case, senza cioè vita comune e anticipando quello che sarà chiamato con il Vaticano II, l’istituto secolare.

         La prima adunanza delle Piccole Ancelle fu fatta nella cappella dello Spirito Santo, le altre nella chiesa di S. Antonio, oggi santuario.

 Le Piccole Ancelle si dedicavano all’insegnamento del catechismo nelle parrocchie e ad altre opere di bene.

Di che parlava il Padre nelle riunioni?

         Già da allora il tema emergente era la riparazione: Messina aveva bisogno di risorgere sicuramente dalle macerie non solo da quelle  materiali, ma anche da quelle spirituali: bisognava riportare l’uomo, la società al progetto iniziale di Dio. Primo impegno è ricomporre in unità quel che il peccato frantuma.

Desiderio di vita comune

         Il 1917 trova il nostro Padre novizio rogazionista. Lo attira non solo l’ Opere antoniana e la santità del Fondatore Annibale Maria di Francia, ma innanzi tutto la vita religiosa in sé stessa.

         Quasi in simbiosi con Lui,  un gruppo delle Piccole Ancelle confessa al Padre di volersi unire in vita comune . C’erano già le Figlie del Divino Zelo. Queste erano tutte dedite all’assistenza degli orfani, attendevano al mulino, al pastificio, al panificio, opere  tanto opportune e necessarie in quel momento storico a Messina per mantenere  gli orfani. Verso queste attività, a un decennio dal terremoto, il gruppo delle piccole Ancelle che desidera entrare nella vita religiosa,  non si sentiva portato. Si trattava infatti in larga parte di maestre che desideravano dedicarsi alla catechesi e all’insegnamento e non all’assistenza. Forse in questo loro atteggiamento va cercato uno dei motivi per cui  non si fecero più le loro adunanze nella chiesa delle Figlie del Divino Zelo?

La quadratura del cerchio  

         Il Padre invece è già novizio nella nascente congregazione dei Rogazionisti e rettore della Chiesa di S. Antonio.

         Come accontentare nel loro desiderio che sembra provenire dallo Spirito Santo le giovinette che non intendono entrare nella Congregazione del Suo Fondatore Annibale di Francia?

         La posizione del Canonico Celona è davvero delicata. E’ tempo di parlare con il Padre Annibale! Forse Lui troverà il rimedio, magari istituendo un’altra sezione di religiose con altri compiti, un nuovo ramo della rogazione evangelica.

         Il Padre Annibale purtroppo, anche se inzialmente trova il progetto interessante e constata che da Messina dal ceto medio non ci sono vocazioni per il suo istituto, finisce con il dire al Celona che non intende occuparsene, che faccia, se vuole, da solo.

          E’ a questo punto che il Padre si sente assalito da una marea di dubbi. Prega, fa pregare e chiede consiglio a varie personalità religiose anche fuori di Messina. E’ per questo motivo che un giorno si trova a Pompei. Si confessa sotto il quadro della Madonna del Rosario e subito

dopo, mentre sta in preghiera, sente una voce soave nel profondo dello spirito che lo riempie di gioia: la grazia è fatta!

         Questa locuzione interiore, questa esperienza mistica gli darà, sempre, forza nel difficile cammino che lo attende.

Un sacerdote equilibrato e obbediente

         Ammiro il P. Celona perché, pur ormai certo interiormente che ciò che si accinge a fare, fondare una nuova istituzione, è secondo lo Spirito,  umilmente compie ogni passo prescritto dalla disciplina della Chiesa.

Tornato a Messina, va a trovare Mons. D’Arrigo, l’Arcivescovo suo superiore; si inginocchia davanti a lui e gli espone il suo progetto. Se sarà d’accordo si andrà avanti , se non approverà , nulla di fatto.

Sr. M. Chiara Adamo