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an imagevia Mons. Antonino Celona,
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SPIRTUALITA'
 
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Ogni persona, ogni Istituto deve percorrere un certo itinerario, per giungere a costruire, progressivamente, la propria identità e svolgere in modo efficace la propria missione nella Chiesa. Per fare questo è importante potersi ispirare a determinati modelli.
Il Vaticano II, parlando di questo, propone in primo luogo il “modello ideale”, il “modello fondante”, il Signore Gesù, “come viene insegnato nel Vangelo”. Ma poi ci fa comprendere che è importante poter contare anche su “modelli storici” a noi più vicini, che ci vengono dati da grandi personalità della storia della Chiesa o della Congregazione, e in particolare dall’esempio del Fondatore, e dal suo modo personale e carismatico di interpretare  e vivere il  “Modello Gesù”. E’  così   che   ogni   Istituto religioso può avere una propria fisionomia, facendo “propri” lo spirito e i valori vissuti e proposti dal Fondatore (PC § 2/708).
A noi, formati alla scuola del Cuore di Gesù e della Spiritualità riparatrice, è chiesto di guardare con particolare intensità a Gesù, e al suo Cuore trafitto per amore, e aspirare ad avere anche noi “un cuore simile al suo”: un cuore aperto e “ferito d’amore”. E’ la nostra grazia e missione. E’ il nostro ideale, il carisma personale del Fondatore, grazia e missione che Egli ha lasciato a noi in eredità.
Tutti noi, quindi, impegnati a vivere la spiritualità riparatrice, siamo chiamati a contemplare il NOSTRO SALVATORE GESU’, in modo particolare nell’evento salvifico di Gesù in croce, col Cuore aperto, dal quale fluiscono i doni dell’amore redentore e i carismi dello Spirito. E proprio in forza del nostro CARISMA, siamo chiamati a penetrare oltre la ferita del Costato, per giungere, come discepoli e amici, a una sequela intesa non solo come imitazione esterna, ma proprio come vera comunione di fede, di vita, di vera e cordiale amicizia con Lui.
“Avere un cuore simile al suo” significa, infine, seguire la stessa via dell’amore, percorsa dal Figlio di Dio nella sua incarnazione, nel suo ministero apostolico, nella sua oblazione in croce “cruenta e gloriosa”, nella sua azione salvifica come Redentore e datore di vita, nella sua perenne presenza alla vita e alla missione della Chiesa mediante il mistero della SS. Eucaristia.
Più che testimonianza e comunicazione di una dottrina teorica, la nostra vita religiosa dev’essere allora “vangelo vissuto”, “scuola pratica”, volta a promuovere la nostra adesione personale alla persona di Cristo, il Grande Riparatore della gloria del Padre, il grande Riparatore dei mali del mondo. Si tratta di fare propri, in modo vitale, i suoi atteggiamenti, le sue scelte e preferenze, il suo stile di vita.
Il Fondatore dell’Istituto, a sua volta, è un modello più prossimo, il nostro “MODELLO STORICO”, sia per i valori che trasmette sia per l’itinerario che propone. La vocazione, allora, è impegno a guardare al Fondatore, e nella fede, vederlo come la forma storica concreta, secondo la quale lo Spirito di Dio ci invita a incarnare e vivere i valori del Vangelo.

E’ stato lui il primo a vivere il carisma della Riparazione nel modo che noi conosciamo. E’ stato lui a far giungere a noi la grazia della Riparazione e a gettare le fondamenta di quella che poi è diventata la grande Opera della Riparazione, l’Istituto delle Ancelle Riparatrici; al suo amore e alla sua preghiera si deve la presenza nella Chiesa della “Comunità Riparatrice”.
Lui è stato interamente disponibile all’azione della grazia; non solo ha imparato, ma è giunto anche a insegnare a noi come  a ”avere un cuore simile a quello di Cristo”; e quindi ad essere come colui che dà la vita per l’amico; essere come colui che serve; o come il buon pastore che va in cerca della pecora smarrita; essere come colui che sa accogliere i peccatori.
 Avere un cuore simile al Cuore di Cristo significa, “avere un cuore simile a quello del Fondatore”, come lui lo ebbe simile al Cuore di Cristo: il CUORE di CRISTO che è, per tutti, il fondamento e il grande modello, e per noi il fine ultimo di ogni Riparazione.
Il P. Antonino Celona ci mostra concretamente il cammino da seguire, se vogliano che Gesù il grande Riparatore sia “modello” e “forma” della nostra vocazione e della nostra missione nella Chiesa e nel mondo.
Possiamo concludere citando la NRV, p. 9: “La Riparazione, nata dal Cuore di Dio, è la fonte e il motivo ispiratore della nostra consacrazione al progetto salvifico di Dio, realizzato dall’obbedienza del Figlio, (obbedienza) di cui è segno luminoso il Cuore di Cristo aperto sulla croce”. E ora volgiamo lo sguardo a te, Gesù dal Costato trafitto, che, nella potenza dello Spirito, con amore ti sei offerto al Padre. Dal tuo fianco sgorga l’acqua viva e il sangue della nostra redenzione. La tua gloriosa ferita ci ha guariti, la tua volontà d’amore ci ha santificati. Donaci di partecipare al tuo amore redentore. Con l’offerta della nostra vita e della nostra Riparazione. Insieme con noi accogli le fatiche e le speranze della Chiesa, le sofferenze e le attese del mondo, le gioie e i dolori dell’intera umanità. La nostra vita, unita all’oblazione di Cristo, per l’azione del suo Santo Spirito diventi servizio sacerdotale per l’avvento del tuo regno”.