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an imagevia Mons. Antonino Celona,
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Fax 0905729834
SACERDOTE

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PADRE ANTONINO CELONA SACERDOTE
    Chi è Padre Antonino Celona?
    Quale è stato il suo pensiero?
    Come ha vissuto la sua vita?
La risposta, che possiamo dare a questi interrogativi, per sintetizzare in una sola battuta è semplice, sicura, piena, definitiva, pregnante, ed è questa: Antonino Celona fu nella sua vita “Sacerdote”. “Tutta la mia vita sacerdotale è stata spesa per il bene del prossimo ... e non pensai a crearmi una posizione” . (Lett. 324)
Questa qualità e attività qualificò la sua esistenza, assorbì e riempì interamente la sua persona e la sua vita. Non pensò ad altro che ad essere sacerdote, e a non fare altro che il sacerdote; e vedremo come questa affermazione abbia una sua grossa rilevanza.

Padre Antonino Celona scelse di fare il sacerdote. In realtà l’espressione non è del tutto esatta. In effetti non fu propriamente lui, o non fu soltanto lui a scegliere di fare il sacerdote, ma fu scelto per fare il sacerdote; ci fu un Altro che lo scelse e lui rispose alla scelta, e questo Altro è Dio. “Non voi avete scelto Me, ma io ho scelto voi”(Gv 15,16). E si tratta di una scelta individuale, personale, non di gruppo, né di ceppo famigliare.
Nel caso di Antonino Celona, la scelta del Signore cadde su di un terreno molto predisposto a riceverla e ad accoglierla. Chiunque avesse domandato ad Antonino, alunno delle scuole elementari, che cosa avrebbe voluto fare da grande, avrebbe avuto pronta la risposta: “ Io voglio diventare sacerdote”. E’ proprio quello che le testimonianze oculari e documentali riferiscono senza ombra di dubbio. Congiunti e conoscenti hanno garantito che la vocazione di Antonino al sacerdozio spuntò e si manifestò sicura, forte e persistente sin dall’uso della ragione, e lo accompagnò negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza.


Questo forte desiderio di divenire prete era innestato nell’albero di famiglia. Un suo zio era già sacerdote e parroco di Ganzirri, un suo cugino era anch’egli sacerdote, e suo fratello maggiore Nicola era già avviato al sacerdozio nel seminario di Messina. Per questo qualcuno potrebbe pensare che il desiderio di Antonino fosse, per così dire, frutto di famiglia. Ma i fatti stanno a garantire il contrario, cioè che la brama di Antonino era una disposizione interiore tutta sua, veramente personale.
Prima ancora di essere sacerdote effettivo con l’ordinazione, Antonino fu Sacerdote nel desiderio. Desiderio che andò incendiandosi sempre maggiormente da quando, nell’autunno del 1884, all’età di undici anni, entrò nel seminario di Messina, e ne uscì sacerdote il 27 dicembre 1895, all’età di 22 anni e otto mesi.


Purtroppo scarseggiano elementi conoscitivi dello stato d’animo di Antonino seminarista e chierico. Però da alcune notizie tramandate si può arguire che le sue intenzioni e disposizioni interiori fossero sicuramente indicative di una strategia di preparazione seria ed impegnata al raggiungimento dell’agognata meta del sacerdozio. Egli stesso, nei suoi scritti, fa riferimento ai propositi che alimentava da chierico:“Fin dai miei primi giovani anni della vita di seminario pregai insistentemente il Signore e la SS. Vergine che, durante la mia vita sacerdotale, mi tenesse lontano dai parenti e il pietosissimo Signore ascoltò benignamente la mia preghiera”.


Questa preghiera di Antonino segnala che talvolta, a quell’epoca, e non solo in quella, il sacerdozio era desiderato e vissuto con progetti e aspirazioni non proprio esemplari, ma di interesse materiale. Già San Pietro Apostolo, all’origine stessa della Chiesa, metteva i presbiteri in guardia da questa tentazione: “Pascete il gregge di Dio che vi è stato affidato …, di cuore secondo Dio, non alla ricerca di turpe denaro …” (1 Pt 5,2).

Un chierico, animato da questi progetti, non può non rivelare la stoffa di un giovane seriamente impegnato in una formazione accurata e solida. I superiori e i compagni di seminario lo notavano, e per questo lo stimavano. Viene, infatti, riferito che avevano coniato una sorta di slogan, col quale lo definivano: “Lo chiamavano unanimemente “il padre” per la sua maturità di spirito”. Ciò fa legittimamente supporre che già negli anni di seminario Antonino rivelasse in germe quella che fu poi una caratteristica fondamentale della sua personalità, e cioè la sua serietà, la sobrietà, l’equilibrio e la correttezza del linguaggio e dell’atteggiamento esteriore.

Se non conosciamo in dettaglio come effettivamente il chierico Celona fosse solito comportarsi in seminario, possiamo agevolmente supporlo da come egli si comportava nelle settimane di vacanza estiva quando tornava in famiglia. Abbiamo a questo riguardo delle testimonianze lusinghiere.
Il biografo P. Raimondo dice di aver appreso dall’ambiente di famiglia Celona quanto segue: “Era comunemente rilevato il suo impegno di vita ascetica e la pratica della mortificazione, che seguitava anche in famiglia. Fu notato che durante le vacanze passate in famiglia, anche per la campagna ricca di frutta matura di ogni genere, nel periodo estivo stesso, egli non ne mangiava, se non a tavola, nonostante le ripetute amorevoli pressioni dei famigliari”.


Il parroco poi di Ganzirri, suo zio Don Nicola, informa che Antonino seminarista dava un grande esempio di vita cristiana in chiesa e fuori. La sua attestazione scritta è datata 17 dicembre 1889, quando Antonino era da cinque anni in seminario e gli mancavano sei anni per essere ordinato sacerdote (23 dicembre 1895). Scrive: “Certifico che Antonino Celona, durante la sua dimora in questa (parrocchia) ha mantenuto sempre una buona condotta sì morale che civile. Parimenti certifico che detto Antonio Celona ha frequentato i Sacramenti, ha assistito alla Dottrina Cristiana, insegnando pure ai ragazzi i primi rudimenti di fede in questa Parrocchiale Chiesa. Infine certifico che il detto Celona nelle funzioni di questa Parrocchiale Chiesa è necessario, perché manca di chierici”. (Ganzirri, li 17 Dicembre 1889).