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RIPARAZIONE
 
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Il tema della Riparazione è centrale nel pensiero di P. Antonino Celona e ritorna di continuo in tutti i suoi scritti: chiara dimostrazione di quanto profonda ed essenziale fosse la dimensione riparatrice nella sua spiritualità. Costante quindi anche la sua preoccupazione di trasmetterla, nel suo ministero, a tutti i suoi figli e figlie spirituali.
Questa intuizione circa l’importanza della riparazione per la vita cristiana è stata provocata in lui dal suo quotidiano contatto con le rovine materiali e morali, causate a Messina dal terremoto del 1908. Di fronte a tante desolazioni, vivissima era in lui l’ansia, e costante l’impegno della RIPARAZIONE, per contribuire in tutti i modi possibili alla rinascita non solo materiale, ma anche morale e religiosa della città.
Questa sua convinzione è stata poi rafforzata dal messaggio di Gesù a S. Margherita Maria e, in seguito, dalle apparizioni di Fatima (1917) e soprattutto dall’enciclica del Papa Pio XI sulla Riparazione (1928), trasformando tutta la sua vita spirituale e pastorale in costante impegno di riparazione per tutti i mali presenti nella Chiesa e nel mondo.     
Il P. Antonino Celona, Fondatore della Riparazione è il mistico e il profeta, il teologo e l’apostolo. Una “Riparazione” che per lui non è tanto una “dottrina”, ma essenzialmente una spiritualità da accogliere e vivere: la “spiritualità riparatrice”.
Questo il suo CARISMA, del tutto personale; questo il grande dono, che ha voluto lasciare come sua EREDITA’ alle sue figlie spirituali.
E affinché questo suo CARISMA fosse vissuto non solo individualmente da singole persone, ma anche testimoniato e diffuso nella Chiesa da comunità religiose e istituti ufficialmente riconosciute, egli guidato dalla Provvidenza e aiutato dalla buona volontà di alcune sue figlie spirituali, si è sentito ispirato a fondare quella che egli stesso chiamava l’Opera della RIPARAZIONE, ossia dapprima il movimento delle Piccole Ancelle e poi la Congregazione religiosa delle ANCELLE  RIPARATRICI, le quali proprio dal carisma del Servo di Dio ricevono la loro “identità” e la loro “missione” nella Chiesa.
Il 29 aprile 1917, alle sue figlie spirituali il Padre Antonino Celona sottolineava il dovere di “riparare le offese che si fanno a Dio, e di interessarsi per la salvezza delle anime”. Già in questa frase sono chiaramente indicati i due aspetti complementari della Riparazione: la dimensione mistica (“riparare le offese”), e la dimensione apostolica (“salvezza delle anime”).
Proprio in quei mesi alcune giovani, che seguivano più da vicino la sua direzione spirituale, gli manifestarono il desiderio di poter realizzare anche una certa “vita in comune”. Egli riflette a lungo, cerca consiglio e prega molto. Va anche a Pompei e, pregando davanti all’immagine della Vergine, avverte nel cuore quasi una risposta: “La grazia è fatta”.
Rientrato a Messina, ne parla col vescovo e l’8 settembre di quello stesso anno ne ha l’approvazione orale. Egli pensa allora a una comunità di “donne consacrate”, quelle che seguivano con più fervore le sue esortazioni. Saranno le ANCELLE  RIPARATRICI. A queste affianca il gruppo delle “Piccole Ancelle”, che vivono nel mondo, ma ispirandosi alla stessa spiritualità e irradiandola con la parola e con l’esempio della vita. E in terzo luogo vengono le “Dame della carità”, che appoggiano in vari modi le altre due sezioni.
In quello stesso anno 1917, il 23 dicembre, nel clima del santo Natale, il Padre Antonino Celona scriveva precisando il suo pensiero: “Gesù venne nel mondo per riparare le conseguenze del peccato; quindi compito delle Piccole Ancelle è la Riparazione e l’Apostolato .
Il 2 febbraio successivo (1918), le due prime Suore “Ancelle Riparatrici del S. Cuore di Gesù” prendono possesso di una casa in via S. Sebastiano n. 88, dando inizio alla vita comune. “La barca è varata; l’alberello è piantato”, commenta il Padre Antonino Celona. Sarà la grazia dall’Alto, la corrispondenza e l’amore fedele delle sue figlie spirituali ad assicurare il futuro sviluppo. La piccola comunità, poi, si trasferì presso l’antica chiesetta di S. Orsola, e l’attiguo vecchio monastero diventò la Casa Madre della Congregazione. La chiesetta invece, trasformata poi in Tempio di Gesù Sacramentato, diverrà centro di irradiazione della spiritualità riparatrice, eucaristica e mariana.
Come si è visto, il fine che dovrà caratterizzare l’Istituto delle Ancelle Riparatrici è chiaramente formulato fin dagli inizi: “Riparazione e Apostolato” – “Unirsi ai sentimenti del Signore Gesù, praticare le sue virtù, appropriarsi dei suoi meriti e offrirli al Padre, in riparazione delle offese proprie e di quelle di tutto il mondo”.
“Come Gesù è sacerdote e vittima, scrive in una lettera, così la religiosa riparatrice dev’essere sacerdotessa e piccola ostia, e offrirsi ininterrottamente al Padre in espiazione dei peccati” ( cf. NRV, p. 13). E ancora, con stile lapidario: “Figlie mie, la spiritualità della Congregazione è la Riparazione”.
Nella spiritualità che il Padre Antonino Celona ha lasciato come sua eredità al suo Istituto è essenziale la Riparazione, come viene intesa nella Chiesa, e come lui l’ha vissuta. E lui l’ha vista e vissuta come un’esigenza dell’amore. Un amore alimentato alla mensa della Parola e del Pane, e attraverso la contemplazione penitente e adorante del Cuore Trafitto del Salvatore. “L’Eucaristia, scrive, sia il centro della vostra vita, l’unica meta dei vostri ideali. Con lui e in lui voi date gloria al Padre Celeste, aiuto alla Chiesa, soccorso all’umana famiglia” (cf.“Figlia Diletta”, p. 15). 
Quanto all’idea di RIPARAZIONE  presente negli scritti di Padre Antonino Celona, è importante non fermarsi alle singole espressioni è necessario invece arrivare a quello che, nella prefazione al suo volume (p.8), il P. Giuseppe Raimondo chiama “il concetto completo della Riparazione Celoniana”, concetto che lo stesso P. Celona, con maggiore attenzione al dato biblico, compendierà nel motto de Salmo 33,4: MAGNIFICATE  DOMINUM  MECUM

(“ Magnificate  con  me il Signore ! ” ).  Motto   che   il  P. Raimondo  commenta  così:  “Sono    parole  che immettono in una vivida contemplazione della “comunione trinitaria” del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo; parole che gli illuminano di luce nuova il mistero della Riparazione e la missione della Chiesa, e aprono il cuore al tema della collaborazione di tutti i credenti, rinati alla vita di grazia in forza del battesimo. Infatti, inseriti nel corpo mistico di Cristo (che è la Chiesa), tutti (i battezzati) partecipano alla sua stessa vita, e tutti sono chiamati a condividere la sua missione riparatrice”, per la gioia e la gloria del Padre.
La nuova “Regola di Vita”, riveduta e approvata nel 1983, commenta così questo motto:
“Lo Spirito, che guida i figli di Dio e si esprime nei loro cuori, volle fare di questa nuova Famiglia un inno di lode (a Dio): ‘Magnificate con me il Signore’:

  1. nella lode liturgica e nell’adorazione eucaristica, centro e somma espressione della vita e della missione riparatrice;
  2. nella liturgia della vita, centrata nella quotidiana oblazione di se stessa, in comunione con l’oblazione del Corpo del Signore;
  3. nelle scelte e nelle attività apostoliche, che traducono, come per Maria, la disponibilità nel canto di lode del magnificat al momento in cui il dono viene partecipato ai fratelli”.

     “Una contemplazione che si fa vita, e un’azione apostolica che si fa offerta, sono le due dimensioni dell’unica realtà sacerdotale, intesa come partecipazione al sacerdozio di Cristo, vissuto in Maria” (P. F, Lt.).
   “L’inno di lode ‘Magnificate con me il Signore ed esaltiamo insieme il suo nome’, suscitato dallo Spirito nel cuore del P. Fondatore, è invito ad unirci con tutte le creature a Gesù Cristo, a fare nostri i suoi meriti e in unione con lui glorificare il Padre celeste. Questo motto rimane per noi PROGRAMMA e CANTICO dell’intera nostra vita” ( NRV, p.6).