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FONDATORE

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PADRE ANTONINO CELONA FONDATORE La costante dottrina e prassi della Chiesa induce a ritenere che essere fondatore è una vocazione e una dignità speciale nel quadro e all’interno della vocazione alla santità e al sacerdozio. Così, ad esempio, nell’ultima riforma del Breviario osserviamo come nel Comune dei Santi uomini hanno un posto speciale i santi fondatori. Ma già molto tempo prima i fondatori occupavano un posto speciale nella liturgia ed anche nella prassi della Chiesa. Un decreto papale del 1737 stabiliva, per esempio, che, in occasione di beatificazioni o canonizzazioni di più servi di Dio nello stesso giorno, i fondatori dovevano avere la precedenza sugli altri; regola che vale ancora oggi.

Il fatto è che molti sono i chiamati al sacerdozio, ma relativamente pochi sono quelli chiamati anche ad essere fondatori, cioè iniziatori di un nuova famiglia religiosa, di un’Opera ragguardevole nella e per la Chiesa di Dio. Ovviamente, come avviene per la vocazione sacerdotale o religiosa, la chiamata alla fondazione ha una sua storia e una sua configurazione, che riguarda il discernimento della medesima da parte del chiamato, il riconoscimento da parte della Chiesa, le modalità di esplicazione o di esercizio della funzione di fondatore. Tra queste modalità di esercizio si annoverano l’ispirazione circa l’oggetto della fondazione e la fedeltà nell’esecuzione.

Chi sente intimamente e in profondità la chiamata alla fondazione, avverte fortemente il dovere di mettere in opera il progetto ispiratogli da Dio, a dispetto di ogni difficoltà, di difenderlo contro ogni deviazione e manomissione, di potenziarlo, organizzarlo, estenderlo e farlo fruttificare a gloria di Dio e per il bene della Chiesa e delle anime, e finalmente è disposto a soffrire ogni tribolazione e pena per la salvezza del progetto, a dare per esso anche la vita.

Tutto questo è connesso, come la storia agiografica dei fondatori insegna abbondantemente, alla vocazione a fondatore. Per procedere alla verifica della vicenda di Antonino Celona “fondatore su basi storiche e documentali, perché nella sua essenza ogni fondazione nella Chiesa è un fenomeno squisitamente spirituale, valutabile soltanto con la fede, nella sua strutturazione e crescita, è un fenomeno storico, che si può raccontare. Possiamo fare emergere la figura di Padre Antonino Celona “fondatore” anche qui tracciando i lineamenti della sua personalità di Fondatore:

1. SICUREZZA INTERIORE DELLA CHIAMATA A FONDATORE Una fondazione non nasce all’improvviso, non spunta come un fungo. La storia delle fondazioni nella Chiesa insegna che le opere di Dio sono frutto di più o meno lunga gestazione di una idea, di una intuizione che sorgono nell’animo di talune persone privilegiate nel contesto di una situazione, di un bisogno da soddisfare, di una lacuna da colmare, di un ideale da raggiungere.

Un duplice elemento sta, dunque, all’origine di un’Opera di una fondazione: l’elemento spirituale o di fede e l’elemento materiale - storico o contingente. Il primo elemento, quello spirituale, trae alimento e vita dalla natura e dal contenuto dell’ideale evangelico in ordine all’uomo e alla Chiesa; il secondo elemento, quello storico - materiale, trae stimolo e motivazione da una situazione reale, che evidenzia una carenza, una insufficienza e inadeguatezza del dato reale visto e considerato in rapporto all’ideale evangelico.

L’uno e l’altro elemento sottendono una capacità di discernimento, di intuizione e, soprattutto, un’assidua ricerca del divino volere circa l’attuabilità non solo teorica ma anche e specialmente pratica di una idea concepita, di un progetto elaborato. Per quanto riguarda Antonino Celona e la sua fondazione, le fonti documentali e le testimonianze mettono in evidenza l’uno e l’altro elemento anzidetto: quello spirituale o di fede, e quello contingente o storico.

L’elemento di fede o spirituale, è evidenziato dall’assidua e intensa ricerca del divino volere fatta da Celona personalmente e sostenuta da una larga catena di preghiere. Ce ne informa lui stesso nei suoi ricordi personali. Basta leggere quello che ha scritto al riguardo in Brevi Note, dove riferisce di preghiere chieste ed eseguite, di sante messe celebrate, di vari pellegrinaggi compiuti allo scopo di conoscere la rispondenza del progetto già concepito dell’Opera della Riparazione alla volontà di Dio. Scrive tra l’altro:

“Si era già pregato da un anno da molte anime onde conoscere la volontà di Dio. Molte sante Messe avevo pure celebrato a tale scopo. Le ansie delle prime aspiranti si fecero sempre più vive …” (Brevi Note,p.10). “Mi recai a Pagani a pregare sulla tomba di S. Alfonso,e quivi esposi per consiglio il mio progetto ad un vescovo e a un santo Liquorino. Entrambi approvarono il mio progetto … Da pagani passai a Pompei ove stetti quattro giorni,celebrando ogni giorno all’altare della Madonna … I giorni di Pompei furono giornate di preghiera alla S. Vergine. Quivi sotto il quadro della Madonna feci la mia confessione, e mentre ricevevo la Santa assoluzione,una voce dolce e soave si faceva sentire in fondo al cuore,riempiendomi di santo giubilo e consolazione: “La grazia è fatta” (p.12). Probabilmente, fu quella una esperienza mistica in forma di locuzione interiore.

L’elemento materiale - storico o contingente della fondazione dell’Opera della Riparazione, cioè la motivazione, o, se si vuole, la spinta all’insorgenza della idea dell’opera riparatrice, sono descritti anch’essi da Celona medesimo. Da come lui stesso fa capire, si deduce che l’idea centrale, e l’intuizione sostanziale sua, fu che, nel contesto socio -storico - religioso di Messina e della Sicilia in genere degli anni post-terremoto 1909, occorreva un efficace e opportuno rimedio per la salvezza della società, specialmente dell’infanzia e dell’adolescenza. Il rimedio più opportuno e meglio rispondente alla situazione del momento era, secondo lui, quello di ridonare a Dio l’omaggio e la gloria dovutiGli mediante una presa di coscienza e detestazione delle colpe degli uomini e mediante un’adeguata riparazione ed espiazione delle medesime. Questa idea di fondo, nella sua mente, doveva avere tale forza da coinvolgere tutte le categorie di persone, e tale estensione, da estendersi a tutto il mondo. Evidentemente, una siffatta idea ed intuizione traeva alimento da una interpretazione soprannaturale o evangelica della situazione concreta della società messinese del suo tempo, della società sicula, e della società tutta in generale, viste nell’ottica di chi si pone a riflettere sui possibili rimedi a siffatta situazione contingente. Celona da uomo di Dio andava riflettendo su che cosa e come lui e la Chiesa avrebbero potuto compiere per portare un efficace rimedio a quella deprecabile situazione generale.

Va, dunque, sottolineato che l’idea della Riparazione traeva motivazione, stimolo e spinta da un contesto socio - storico - politico reale. Lo dice lui stesso: “Rientravo a Messina nel 1910. La città tutta era un cumulo di rovine … Alla vista di tante rovine materiali e morali della città di Maria, il mio cuore era profondamente angosciato, e pregavo il Signore m’illuminasse a poter fare qualche cosa per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime”(Brevi Note,pp.5-6). Questa constatazione di fatto e questa disposizione interiore furono, per così dire, il terreno remoto, sul quale sarebbe poi stato gettato il seme della pianta della riparazione. Trascorse effettivamente circa un sessennio prima che l’idea, il progetto della Riparazione sorgessero ed andassero acquistando i chiari contorni di un’Opera ben determinata e a sé stante.

Fu proprio durante quel sessennio che andarono gradualmente maturando i prodromi di quella, che abbiamo definito sicurezza interiore della chiamata alla fondazione dell’Opera della Riparazione. A questo riguardo va sottolineato un elemento, espresso con molta chiarezza da Celona nei suoi ricordi personali, e cioè che egli rifuggiva dall’accettare interiormente l’ipotesi di essere e di figurare come fondatore. Dice con chiarezza che gli pareva quasi un assurdo, essendo lui nell’Opera del Beato Annibale M. Di Francia, porre mano ad un’Opera nuova. E afferma reiteratamente che era sua intenzione che lo stesso Di Francia doveva esserne il responsabile, e farla divenire una specie di nuova sezione della sua Istituzione Rogazionista.

Fu soltanto in seguito alla dichiarata indisponibilità del Di Francia a questa sua proposta, e di fronte anche alla specificità e caratteristica dell’Opera da lui ideata che Celona si vide, per così dire, costretto ad assumersi la paternità dell’Opera stessa, ad esserne cioè considerato fondatore e pienamente responsabile. Nei suoi ricordi, e specialmente dalla corrispondenza intercorsa col Di Francia, appare molto evidente questo stato d’animo di Celona nei confronti dell’Opera della Riparazione (Cf Brevi Note,pp.10-11). Fu precisamente dopo che Celona ebbe chiarito il suo rapporto col Beato Di Francia, che s’intensificò il descritto fenomeno delle preghiere per conoscere il divino volere sul progetto ideato.

2. PROGETTO DELL’OPERA Alla luce delle notizie da lui fornite, delle esperienze da lui fatte, soprattutto delle preghiere assidue, delle sue riflessioni e meditazioni, si profila con bastante chiarezza che Celona andò elaborando un piano di azione, che abbracciava due aspetti distinti e complementari: un aspetto spirituale , e un aspetto morale - umano. L’elemento spirituale era quello della riparazione da effettuarsi soprattutto mediante l’adorazione eucaristica, diurna e notturna, e mediante la partecipazione volontaria alle sofferenze di Cristo, il Riparatore per eccellenza. Questo elemento era talmente essenziale, da costituire la qualifica, la natura e la finalità essenziali e specifiche dell’Opera.

Va detto subito che questa tematica non era nuova nella Chiesa, né sotto l’aspetto biblico - teologico, né sotto l’aspetto devozionale - ascetico. Esistevano istituti la cui ispirazione di fondo era quella riparatrice - espiatoria, o quella del culto al Santissimo Sacramento espresso mediante l’adorazione eucaristica perenne. La peculiarità della ispirazione Celoniana è data, credo, dall’abbinamento inscindibile dei due dati: riparazione e adorazione eucaristica nel quadro del culto già esistente del Sacratissimo Cuore di Gesù. Il connubio inseparabile tra riparazione – espiazione ed Eucaristia può essere considerato come una intuizione profetica di Antonino Celona. Infatti oggi è avvertita assai poco la tematica della espiazione e riparazione non soltanto nel mondo ma anche, come sembra, all'interno stesso della Chiesa. Le preoccupazioni dominanti del magistero e della pastorale sono di tipo socio - umano - religioso, cioè per la giustizia, per la pace e per la solidarietà.

E' affidato, in un certo senso, alla specifica sensibilità personale ed alla specifica vocazione personale e congregazionale vivere ed attuare prevalentemente l'uno o l'altro aspetto. E’ un compito nostro di Suore Ancelle Riparatrici, impegnarci a vivere l'aspetto espiatorio - riparatorio della Chiesa. E ciò in rispondenza e fedeltà al carisma specifico del nostro Fondatore. Questa fedeltà dovrebbe concretizzarsi in un approfondimento del carisma originario, in una sua rielaborazione aggiornata per evidenziarne il pieno ed effettivo diritto di essere parte del tessuto spirituale del patrimonio della Chiesa e mezzo e strumento efficace di stile di vita e di condotta concreta dei membri dell’Opera della Riparazione.

L’elemento morale - umano era la educazione e formazione cristiana dell’infanzia e della gioventù mediante scuole, laboratori, asili, centri assistenziali di vario genere. Questo elemento, anch’esso costitutivo dell’Opera, doveva però essere subordinato a quello principale, essenziale ed insostituibile, della riparazione. Celona ideò e progettò l’Opera come un unico, grande albero con tre rami:

1) Le Ancelle Rogandine del Cuore Eucaristico di Gesù, dette più tardi Suore Ancelle Riparatrici, che avrebbero vissuto vita comune;

2) Le Piccole Ancelle,viventi nel mondo, che dovevano sostenere le Ancelle con la preghiera e con l’apostolato;

3) Le Dame della Carità aggregate alle Ancelle, costituite da donne sposate, che vivono lo stesso ideale di Riparazione e di apostolato. Come si vede, l’Opera nella mente del Celona all’inizio doveva abbracciare le varie fasce di età del mondo femminile: adolescenti (Le Piccole Ancelle), giovani (Le Ancelle Riparatrici), adulte (Le Dame della Carità). Va rilevato, intanto, che a dare unitarietà all’Opera ideata doveva essere lo spirito animatore e caratterizzante di tutte le appartenenti alle varie sezioni, e cioè, da una parte e prima di tutto, l’impegno dell’adorazione eucaristica e della riparazione, e, dall’altra parte, l’impegno nell’apostolato confacente ai vari gruppi. Come si vede, in un primo momento, non era previsto dal Celona il coinvolgimento maschile nell’Opera. Ma presto egli vide l’opportunità, anzi la grande convenienza, del coinvolgimento maschile. Fu così che andò maturando l’idea di fondare un Istituto maschile da affiancare a quello femminile delle Ancelle Riparatrici. In realtà, fin dall’anno 1922, vagheggiò la fondazione dei sacerdoti riparatori, che avrebbero dovuto prendere la denominazione di Messi di Maria.

Questo progetto divenne una sorta di idea fissa del Celona, che a partire dal 1922 lo accompagnò fino agli ultimi anni della sua vita, cioè per un trentennio, rinnovando frequentemente all’Ordinario di Messina del tempo la richiesta della facoltà di iniziarne l’attuazione, e continuamente esortando le Ancelle Riparatrici a chiedere a Dio la grazia di poterlo eseguire. Era, dunque, un’Opera che esprimeva la Chiesa nel suo complesso, perché comprendeva l’intero “popolo di Dio”, cioè la vita consacrata e il laicato. Quel “laicato”, che sarebbe stato oggetto di particolare attenzione e rilevanza nella Chiesa circa mezzo secolo più tardi da parte della Gerarchia.

3. ESECUZIONE DEL PROGETTO Il progetto elaborato e maturato nella mente di Celona intorno all’Opera della Riparazione era pronto, messo su carta già nell’estate dell’anno 1917,mentre infuriava ancora la prima guerra mondiale. Ora si trattava di farlo diventare esecutivo. E prima di tutto doveva essere accettato ed approvato dall’Autorità Ecclesiastica competente, cioè dall’Arcivescovo di Messina del tempo, che era Mons. Letterio D’Arrigo. Un’approvazione, purtroppo, da lui concessa all’Istituto delle Suore Ancelle Riparatrici soltanto orale, l’otto settembre 1917. Mons. D’Arrigo aveva dimostrato interesse e sensibilità pastorale per l’Opera della Riparazione già in antecedenza. Infatti, già il 25 marzo 1915 aveva dato approvazione formale alla Pia Associazione delle Piccole Ancelle. E, inoltre, diede l’approvazione scritta dell’Associazione “Sentinella di Corte” il due febbraio 1918, lo stesso giorno della fondazione delle Suore Ancelle Riparatrici.

“Grazie a voi, Mons. D’Arrigo! - esclama Celona in Brevi Note - Il vostro nome resterà per sempre unito nel tempo e nell’eternità alla Pia Opera della Riparazione” (p.14). Effettivamente, a D’Arrigo doveva essere grato Celona non soltanto per l’approvazione dell’Opera, ma anche per l’offerta che gli fece della sede definitiva dell’Istituto, Sant’Orsola, dopo che la prima Casa di San Sebastiano era divenuta troppo piccola per la Comunità che cresceva e fu necessario pensare ad aprirne una seconda casa. Celona si rivolse, come al solito, all’Arcivescovo D’Arrigo, il quale nella primavera del 1920 gli offrì la chiesetta di S. Orsola con l’annesso convento diroccato, un tempo sede di un monastero carmelitano. Con fatica sua personale e delle suore e con i contributi di generosi benefattori poté mettere la casa in condizioni di ospitare una nuova Comunità di Ancelle Riparatrici. Il 2 luglio 1920 si riaprì al culto la chiesetta di S. Orsola con l’intervento di Mons. D’Arrigo, e un gruppo di suore andò ad abitare nella annessa Casa restaurata grossolanamente. Il 5 maggio 1921 fu celebrata a S. Orsola la seconda Vestizione di nove Ancelle Riparatrici, e lì furono poi celebrate tutte le Vestizioni successive e tutte le Professioni di Voti.

4. LA FORMAZIONE DELLE SUORE ANCELLE RIPARATRICI Fondare un Istituto religioso non significa e non comporta soltanto idearlo, dargli uno scopo ed una finalità specifica, estenderlo, garantirne la sussistenza, darsi da fare per ottenerne l’approvazione canonica, ma anche e soprattutto infondere un’animazione interiore, plasmare i membri in maniera rispondente alla sua finalità specifica. Sorvolando intenzionalmente, la dolorosa vicenda dell’Approvazione canonica, rimandata a lungo e concessa da Mons. Paino all’Istituto soltanto nell’ottobre 1935, cioè dieci anni dopo la domanda, e quattordici mesi dopo la forzata estromissione del Celona. Vogliamo concentrare la nostra attenzione, sul ruolo da lui svolto di “educatore e di formatore” delle Ancelle Riparatrici.

Questo ruolo, infatti, completa e perfeziona la sua attività di fondatore. Su questo peculiare ruolo si deve distinguere un doppio periodo, distinto e specifico, che vogliamo soltanto indicare e abbozzare. Un primo periodo di 18 anni circa, che va dalla ideazione - fondazione, cioè dal 1917 -1918 all’agosto 1934, nel quale Celona fu direttamente responsabile della formazione e guida anche spirituale dell’Istituto e delle Suore; un secondo periodo, che va dall’agosto 1935 alla morte nel 1952, anch’esso di circa 18 anni, durante il quale la sua opera formativa poté essere soltanto indiretta, saltuaria e occasionale, perché forzatamente assente dall’Istituto.

A riguardo del primo periodo, Celona stesso ricorda l’intensa sua opera educatrice - formatrice delle Ancelle Riparatrici fin dall’inizio. Scrive: “La nota rimarchevole di questo primo nucleo di anime riparatrici era di fervore eucaristico. Non solo si faceva l’ora di sentinella in tutte le ore della giornata,ma,benché poche,anche la notte. Ed io penso che doveva essere molto grato al Signore quel sacrificio che esse facevano, specialmente la notte … Allenate le nuove elette nello spirito con tutti gli esercizi di pietà propri delle anime religiose: meditazioni, letture spirituali, confessione frequente, comunione quotidiana, visita al SS. Sacramento, ora di sentinella, prediche, istruzioni, ecc.” (Brevi Note,p.31). Queste espressioni del Fondatore trovano conferma nelle testimonianze delle Suore Ancelle nel Processo Messinese:

“ Il Padre s’interessava, si preoccupava seriamente della formazione delle religiose con le istruzioni, con gli esercizi spirituali che abitualmente predicava lui stesso, con la direzione spirituale e, fino a un certo punto, anche con le confessioni. Dopo alcuni anni non fu più consentito al Padre di ascoltare le confessioni delle religiose... il Padre con la sua serenità accettò la nuova situazione, ma noi suore ne soffrimmo molto”. Un aspetto del tutto peculiare dell’opera formativa del Fondatore fu quello della insistenza con cui egli inculcò lo spirito di espiazione e di riparazione fino all’offerta di vittima. Se ne ha riprova nel suo fecondo epistolario, che testimonia appunto la frequenza, con cui egli esortava le Ancelle Riparatrici alla riparazione ed alla immolazione spinta fino all’offerta di vittima:

“ Carissima! – scrive - Ti sei offerta vittima... Gesù ha bisogno di anime che sappiano rinunziare a tutto e che vivano abbandonate al suo volere. Così si deve compiere la riparazione”. “ Voi dovete essere come tante Ostie, come sacre vittime, ed il vostro cuore verginale come un santuario, in cui arde continuamente il fuoco del divino amore di Dio e del prossimo...E’ così che dovete riparare per consolare il S. Cuore ... si accenda il fuoco perpetuo del divino Amore riparatore in tutte”. “ Come Gesù s’immola continuamente per noi, così noi sappiamo offrirgli l’olocausto continuo della nostra immolazione. Oh! quanto è cara e accetta al Signore un’anima che ama il sacrificio e l’immolazione di se stessa”. Fu soprattutto nel secondo periodo, quello della sua assenza fisica dall’Istituto che, nelle poche e rare missive scritte alle Ancelle Riparatrici, e all’occasione delle rare e saltuarie visite che alcune gli fecero a Ganzirri, che Celona raccomandò la coltivazione dello spirito di riparazione e di espiazione, sempre nel quadro dell’adorazione eucaristica.

Però, purtroppo, la sua influenza poté essere soltanto limitata e indiretta. Fu precisamente in questo secondo periodo che, questo spirito andò scemando parecchio provocando uno scadimento della vita di Comunità, e causando somma amarezza al Fondatore, che ne veniva informato. Ecco alcune sue espressioni:“ Ieri (30 aprile 1944) sono venute a farmi visita le buone sorelle … e si è parlato un po’ delle cose di Comunità. Mi sono molto addolorato nel sentire che manca la coltura dello spirito e molte miserie si vanno manifestando”(Note Intime,p.21). “ Dal 24 maggio al 13 giugno (1944)… sono stato molto addolorato nel sentire da alcune sorelle i difetti che regnano in Comunità, e continuando di questo passo chi sa dove si andrà a finire”(Note Intime,p.23). “Sono rimasto molto addolorato nel sentire le diverse irregolarità esistenti nella Comunità”(2 luglio 1945: Ibid.,p.26). “Sento dire con mio grave dispiacere che in Sant’Orsola si lamentano molte miserie spirituali. Provveda il Signore”(17.7.1946). “… raccomando la riforma dell’Opera secondo lo spirito della Riparazione: meno attaccamento agli interessi materiali e più zelo per gli interessi spirituali. Le religiose riparatrici devono essere tutte consacrate al servizio del Corpo Reale e del Corpo mistico di Nostro Signore”( febbraio ? 1950: Note Intime, p.42) “… in Comunità si manca assai alla carità,maggiormente nella Casa Madre. E ciò è tanto vero che tutte le suore che con me hanno parlato, hanno confermato questa dolorosa lacuna”(Brevi Note, p.52. Anno 1947).

5. RUOLO DI FONDATORE MISCONOSCIUTO, CONTESTATO, OSCURATO Abbiamo già accennato nel decorrere del nostro discorso, il negato riconoscimento del ruolo di “fondatore” dell’Istituto delle Ancelle Riparatrici a Antonino Celona, il quale scrisse: “Quale impressione dolorosa quando ho visto che in mia presenza si negava la paternità spirituale, ed al rinnegamento aggiungevano parole ingiuriose e calunniose !!!” (Brevi Note,p.52). Il negato riconoscimento, è addirittura figurato nello stesso Decreto di Approvazione Diocesana dell’Istituto del 17 ottobre 1935, nel quale al Celona viene assegnato un semplice ruolo di pioniere ed aiutante di Madre Serafina. Questa falsa connotazione è rimasta tale per decenni. Solo qualche anno fa si è ottenuta dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata una dichiarazione scritta, in cui si afferma che Antonino Celona è il vero ed unico Fondatore dell’Istituto delle Ancelle Riparatrici.

Ovviamente in questo primo approccio di delineamento della figura di Padre Antonino Celona eviteremo di entrare nei particolari delle cause di questo misconoscimento e sulle persone che ne sono da ritenersi i principali responsabili. E’ importante invece, sottolineare che la contestazione del titolo di fondatore fu fatta al Celona anche nell’occasione della sua morte, lo stesso giorno dei funerali a Ganzirri, quando, come riferiscono testimoni oculari, qualche autorevole ecclesiastico pretendeva che si rimuovesse lo striscione con la scritta “fondatore”. Per non parlare poi della grave cappa di silenzio che, per disposizioni precise, gravò per decenni dopo la morte, non solo sul ruolo di fondatore, ma sulla stessa persona di Antonino Celona, si lasciavano invece spazi per la circolazione della voce che ad altri si potesse attribuire la fondazione delle Ancelle Riparatrici.

6. L’UNIONE MISTICA L’azione di Dio, talvolta intralciata o manomessa dagli uomini, suole però raggiungere il suo scopo. Certo, non c’è chi non rimanga turbato dalle vicende dolorose, a voi note, che hanno accompagnato e caratterizzato la vita e l’Opera del nostro Fondatore. Dobbiamo però distinguere due aspetti di questa dolorosa vicenda: storico e giuridico, da una parte, spirituale dall’altra parte. Dal punto di vista storico la questione è particolarmente complessa. Lo stesso Celona, che ha cercato di capire tante cose, non è riuscito a trovare il bandolo della matassa. Sembra che egli, alla fine, sia giunto alla conclusione che il tutto sia stato opera del demonio. Lo ha scritto a chiare note in una lettera del 1950, nella quale fa riferimento esplicito al mistero di Satana.

Conviene qui riportare qualche stralcio di quella lettera, che Celona scrisse: “da una parte deve servire a smascherare le male arti di satana, dall’altra potrà giovare come documento futuro per la storia dell’Opera della santa Riparazione … Il mistero di Satana si rese più chiaro e manifesto quando avvenne l’ossessione di suor M. Crocifissa. Tu hai seguito gli avvenimenti, ma forse non sai tutto. Sappi dunque che una volta il nemico per bocca della sofferente disse: ”Per ora siete tutti un sol cuore; ma debbo combinarne tante che deve finire questa unione che esiste tra di voi”. E come disse fece, servendosi di tanti modi strani, malintesi, prevenzioni, maldicenze, calunnie, alterando mente e cuore di persone per bene, onde ottenere lo scopo. La massima parte di voi ignora tutte le trame ordite dal nemico: ma quella notizia dovrebbe restare come ricordo per la storia dell’Istituto.

Successe quello che sappiamo, ma fu tutto per opera di satana. Ed in conferma di questa verità non è mancata la parola del Signore. Ed il Signore ha parlato in due modi, per mezzo di persone a Lui care e per mezzo degli avvenimenti. E per primo ti dico cosa che tu ignori. Un’anima a Dio cara pregando ebbe un dono speciale dal Signore. Mentre intanto si trovava nell’unione intima con Gesù, si ricordò subito del padre domandando perché mai avesse permesso quel fatto. Sai che rispose Gesù?: E’ stato il nemico che ha combinato tutto”… Ma il Signore parlò pure per mezzo degli avvenimenti. Non mancarono preavvisi e presentimenti, se pure non si vuol dare altro nome. Ma tutto fu inutile. Anzi si aggravarono le mani, le ingiurie, gli annientamenti di quella persona, rea di avere dato alla Chiesa una nuova Congregazione ed alla società mezzi di salvezza. L’uccisione morale di una persona è peggiore dell’uccisione fisica. Ora in Sant’Orsola si era ucciso moralmente il proprio padre, e non si fece nessuna ammenda onorevole. Non fa meraviglia dunque se la voce del Signore si fece sentire terribile per mezzo degli avvenimenti …”.

Dal punto di vista spirituale, è invece piuttosto chiara l’azione di Dio, che sa ricavare sempre il bene. E il Celona ha accorto questa azione con chiarezza. Se mancò, a partire da un certo punto(dall’agosto 1934), il contatto fisico con l’Istituto e con le singole Ancelle Riparatrici, fu invece molto assiduo e personale il contatto spirituale e soprannaturale, che egli ha definito “unione mistica”. Ecco come egli si è espresso in Brevi Note: “Debbo aggiungere per la maggior gloria di Dio che, se il Signore per i suoi fini misteriosi ed insindacabili, ha permesso la separazione materiale, ha però mantenuto sempre con l’Opera in generale e con le figliuole in particolare, la mistica e santa unione, che, quando più quando meno , quando più intensamente e quando meno, posso affermare innanzi al Signore, che è stato tutti i giorni, specialmente nelle veglie ed orazioni notturne. Anzi posso assicurare che tale mistica unione è stata più intima e più intensa di quando mi trovavo a contatto con l’Opera. E non è fuor d’opera qui dire che delle volte ho sentito intimamente ritornare a me qualcuna di quelle che mi era stata maggiormente contraria e per cui avevo sofferto delle sensibili amarezze.

Tale ritorno mi apportava tale e tanta gioia,che io allora meglio compresi tutta l’importanza della paternità,della parabola del figliol prodigo,e quanto deve essere grande la gioia di Dio Padre e del S. Cuore per il ritorno delle pecorelle smarrite”(Brevi Note, pp-51-52). Questa stupenda pagina autobiografica spirituale del Padre Fondatore Antonino Celona, rappresenta una esperienza di tipo mistico, la cui natura e il cui contenuto è possibile valutare alla luce del dogma della Comunione dei Santi.